Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/66

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Item lo armellino, da l’una banda la sedia del foco, et da l’altra banda l’arminio, con queste lettere da la banda de la sedia: In dextera tva salvs mea donine.

Jo. Pontanus.— Tramontano.

Non mi consta che l’ordine del re sia stato eseguilo all’Aquila; ma il non trovarsi monete di Alfonso II col contrassegno di quella zecca, mi fa pensare che ad eseguirlo mancasse il tempo o la volontà.

Ma, fattosi intanto dall’una banda e dall’altra grande apparecchio di eserciti, Carlo VIII si dipartì di Lione in sol cadere dell’agosto dello stesso anno 1494, intraprendendo quella rapida discesa in Italia, che meglio può ad una vittoriosa corsa, che ad una fuggevole conquista, rassomigliarsi. Ai 23 di agosto egli era a Vienna nel Delfinato, a’ 28 a Grenoble, l’11 ottobre a Vigevano, il 18 a Piacenza, il 31 a Sarzana, agli 8 di novembre a Lucca; e il dì seguente, Pisa emancipavasi dal giogo dei fiorentini, ed acclamandolo suo liberatore ne improntava il nome e gli stemmi sulle monete. Entrato il 17 a Firenze, nè vi curando le minacciose parole di Pier Capponi, pattuì accordi colla repubblica; il due dicembre fu a Siena, addì 10 a Viterbo, la sera del 31 entrò in Roma al chiaror delle faci, e vi piantò la sua residenza nel palazzo di san Marco. Papa Alessandro VI, rifugiatosi nel castello di sant’Angelo, era poco stante costretto a cedere ed a firmare, il 16 gennajo 1495, un trattato col re, che abbandonò Roma il 28, movendo verso i confini del regno.

Resi inutili, dal precipite corso di tali avvenimenti, tutt’i piani guerreschi di Alfonso, disertatigli i migliori capitani che passarono al campo dell’inimico, tanto sbigottimento incolse quel re, che si appigliò al disperalo partito di abdicare la corona in favore dei figliuol suo Ferdinando II, il 22 gennajo, non compiuto ancora un anno di regno; lusingandosi che i baroni e gli altri sudditi avrebbono mutato l’inveterato odio, che a lui portavano, in affetto e fede al giovinetto monarca. Vane lusin-