Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/193

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(57-58) pensieri 167

qualcuna già sopraggiunta loro, si legge, come di Cleopatra, Mitridate ec. e piú, anzi forse solamente fra gli antichi. Ma di quelli che si sieno uccisi per le altre cagioni che producono ora il suicidio, come la malinconia, l’amore ec., non si legge ch’io sappia in nessuna storia. Eppure lo scontento della vita e la noia e la disperazione dovrebb’essere tanto maggiore in loro  (58) che negli altri, in quanto questi possono supporre se non colla ragione, la quale è ben persuasa del contrario, almeno coll’immaginazione, che non si persuade mai, che ci sia uno stato miglior del loro; ma quelli già nell’apice dell’umana felicità, trovandola vana anzi miserabilissima, non possono piú ricorrere neppur col pensiero in nessun luogo, arrivati, per cosí dire, al confine e al muro, e quindi dovrebbono guardar questa vita come abitazione veramente orribile per ogni parte e disperata, se già i loro desiderii non si volgono ai gradi e condizioni inferiori, ovvero a quei miserabili accrescimenti di felicità che un principe si può sognare, come conquiste ec.


*   Disse la dama: Voi mi avete rappacificata colla poesia. — Godo assai, rispose quegli, d’avere riconciliate insieme due belle cose.


*   Non ci sarebbe tanto bisogno della viva voce del maestro nelle scienze, se i trattatisti avessero la mente piú poetica. Pare ridicolo il desiderare il poetico, per esempio in un matematico; ma tant’è: senza una viva e forte immaginazione non è possibile di mettersi nei piedi dello studente e preveder tutte le difficoltà ch’egli avrà e i dubbi e le ignoranze ec., che pure è necessario e da nessuno si fa, né anche da’ piú chiari, che però non s’impara mai pienamente una scienza difficile, per esempio le matematiche, dai soli libri.


*   Tutto si è perfezionato da Omero in poi, ma non la poesia.