Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/194

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168 pensieri (58-59)


*   Per un’ode lamentevole sull’Italia può servire quel pensiero di Foscolo nell’Ortis, lett. 19 e 20 Febbraio 1799, p. 200, ediz. di Napoli 1821.


*   Una facezia del genere ch’io ho detto in un altro pensiero essere stato proprio degli antichi è quella degli Antiocheni che dicevano dell’imperatore Giuliano che aveva una barba da farne corde (Julianus in Misopogone): la qual facezia allora applaudita e sparsa per tutta la città e capace di muover Giuliano a scrivere un libro ironico e giocoso (certo elegante, e negli scherzi si può dir attico e lucianesco e infinite volte superiore ai suoi Caesares, senza sofistumi nello stile né in altro, e senza affettazioni né pur nella lingua, per altro elegante e ricca, e ciò perché questo è un libro scritto per circostanza e non ἐπιδεικτικὸς come i Caesares) contro gli Antiocheni, ora ai nostri delicati, francesi ec., parrebbe grossolana, e di pessimo gusto. Vedi p. 312.


*   E tanto è miser l’uom quant’ei si reputa, disse eccellentemente il Sanazzaro, egloga ottava. Ora in quello stato ch’io diceva in un pensiero poco sopra, egli non riputandosi misero né anche sarebbe stato, come ora tanti in condizione alquanto (59) simile a quella che i’ho detto, poco riputandosi miseri, lo sono meno degli altri, e cosí tutti secondo che si stimano infelici.


*   Quando l’uomo concepisce amore, tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi, non si vede piú se non l’oggetto amato, si sta in mezzo alla moltitudine, alle conversazioni ec., come si stesse in solitudine, astratti e facendo quei gesti che v’ispira il vostro pensiero sempre immobile e potentissimo, senza curarsi della maraviglia né del disprezzo altrui, tutto si dimentica e riesce noioso ec., fuorché quel solo pensiero e quella