Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/443

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(358-359) pensieri 415

un sogno e un’utopia, ma per non aver veduto che ragione e vita sono due cose incompatibili, anzi avere stimato che l’uso intiero, esatto e universale della ragione e della filosofia dovesse essere il fondamento e la cagione e la fonte della vita e della forza e della felicità di un popolo. (27 novembre 1820).


*   Il vigore e il ben essere del corpo conferisce alla serenità dell’animo, e la serenità dell’animo al vigore e al ben essere del corpo. Come per lo contrario la debolezza o mal essere del corpo e la tristezza dell’animo. Cosí la natura aveva congegnata e ordinata ogni cosa alla piú felice condizione dell’uomo.


*   Alla p. 223. Le dottrine non rimontano mai verso la loro sorgente e la Riforma invano si sforzava d’arrestare il corso del fiume che la trascinava, dice l’Essai sur l’indifférence en matière de religion, a poco piú di un terzo del capo 6. Cosí tutte le sette, istituzioni, corporazioni, ogni cosa umana si guasta e perde quando s’allontana da’ suoi principii e non c’é altro rimedio che richiamarvela, cosa ben difficile, perché l’uomo non torna indietro senza qualche ragione universale, necessaria ec., come sovversioni del globo, o di (359) nazioni, barbarie simile a quella che rinculò il mondo ne’ tempi bassi ec.; ma di spontanea volontà e ad occhi aperti e per sola ragione e riflessione, non mai; non essendo possibile che la causa del male, cioè la corruzione, la ragione, i lumi eccessivi ec. siano anche la causa del rimedio. Del resto la religion cattolica non si mantiene meglio delle altre, dopo tanti secoli, se non per la somma cura dell’antichità e del conservare lo stato primitivo e bandire la novità, nello stesso modo che dice Montesquieu (l. cit., nel pensiero, a cui questo si riferisce) della costituzione d’Inghilterra custodita e osservata e protetta e richiamata sempre gelosamente dalla Camera.