Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/171

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158 pensieri (736-737-738)

di dir tutto quello che bisognava e di conformare la novità delle parole alla novità delle cose, senza ricorrere ad aiuti stranieri. Insomma il tesoro e la natura, e non solamente ricchezza, ma fertilità naturale e propria della lingua greca, era tale da bastare da per se sola a tutte le novità che occorresse di esprimere, come un paese cosí fertile che fosse sufficiente ad alimentare  (737) qualunque numero di nuovi abitatori o di forestieri. E questo si può vedere manifestamente anche per quello che interviene oggidí. Giacché in tanta diversità di tempi e di costumi e di opinioni, in tanta novità di conoscenze e di ritrovati e fino d’intere scienze e dottrine, qualunque novità massimamente scientifica occorra di significare e denominare, si ha ricorso alla lingua greca. Nessuna lingua viva, ancorché pure le lingue vive sieno contemporanee alle nostre cognizioni e scoperte, si stima in grado di bastare a questo effetto, e s’invoca una lingua morta e antichissima per servire alla significazione ed enunziazione di quelle cose a cui le lingue viventi e fiorenti non arrivano. La rivoluzione francese, richiedendosi alla novità delle cose la novità delle parole, ha popolato il vocabolario francese ed anche europeo di nuove voci greche. La fisica, la chimica, la storia naturale, le matematiche,  (738) l’arte militare, la nautica, la medicina, la metafisica, la politica, ogni sorta di scienze o discipline, ancorché rinnovellate e diversissime da quelle che si usavano o conoscevano dagli antichi greci, ancorché nuove di pianta, hanno trovato in quella lingua il capitale sufficiente ai bisogni delle loro nomenclature. Ogni scienza o disciplina nuova comincia subito dal trarre il suo nome dal greco. E questa lingua, ancorché da tanti secoli spenta, resta sempre inesauribile e provvede a tutto, e si può dire che prima mancherà all’uomo la facoltà di sapere di conoscere e di scoprire, prima saranno esaurite tutte le fonti dello scibile, di