Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/191

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178 pensieri (772-773-774)

non si fermano mai in un punto, ma vanno sempre innanzi o retrocedono, cosí la lingua, non avanzando piú, retrocederà  (773) e, dopo essere isterilita, impoverirà ancora, perderà quello che avea guadagnato e finalmente si ridurrà a tal grado di miseria e d’impotenza, che non sarà piú sufficiente all’uso e al bisogno, e allora sí che le converrà domandare soccorso alle lingue straniere e imbarbarire del tutto, per quel motivo appunto il quale si credeva doverla preservare dalla corruzione e mantenerla pura e sana. Forse che non vediamo già accadere tutto questo? Quante ricchezze delle già guadagnate e, per cosí dire, incamerate, ha ella perduto quasi, e senza quasi, del tutto! Ma di questo dirò poi.

Vogliamo noi dunque ridurre la lingua italiana e nelle parole e nei modi a quella stessa paura, scrupolosità, superstizione, schiavitú, grettezza, uniformità della lingua francese nei soli modi? Almeno i francesi hanno una scusa nella natura della loro nazione, a cui la società è vita, alimento, diletto e spavento, sanguisuga, tormento, morte.  (774) A noi manca questa scusa, se già non vogliamo infrancesire interamente anche nei costumi, usi, vita, gusti, idee, inclinazioni ec. e perdere fino alla sembianza, aspetto, forma d’italiani, come abbiamo piú che incominciato.

Diranno che la lingua, benché per lo mezzo e l’ardire e libertà degli scrittori, è giunta però a quella perfezione, la quale non possa oltrepassare senza guastarsi. Vi giunse, cred’io, né piú né meno in quel punto in cui finí di pubblicarsi l’ultimo Vocabolario della Crusca, giacché in questo, o certo nei precedenti, sono riportate moltissime parole coll’autorità di scrittori ancora viventi e scriventi. Anzi il Buonarroti scrisse la Fiera appostatamente per somministrar parole al Vocabolario. L’ultimo tomo dunque di questo, e quell’anno, quel mese, quel giorno in cui fu pubblicato, chiuse per sempre le fonti della lingua italiana,