Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/252

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(883-884) pensieri 239

ai romani, vedi in questo particolare la fine del capo VI di Montesquieu, Grandeur etc. Oltre che i romani, accordando la cittadinanza a ogni sorta di stranieri conquistati, gli agguagliavano piú che mai potessero ai cittadini e compatrioti; ma questa cosa non riuscí loro niente bene, com’é noto e come ho detto in altro pensiero, p. 457.

Tornando al proposito, Platone nella Repubblica, lib. V (vedilo) dice: i Greci non distruggeranno certo i greci, non li faranno schiavi, non desoleranno le campagne, né bruceranno le case loro; ma in quella vece faranno tutto questo ai barbari. E le orazioni d’Isocrate, tutte piene di misericordia verso i mali de’ greci, sono spietate verso i barbari o persiani, ed esortano continuamente la nazione e Filippo a sterminarli. Sono notabilissime in questo proposito le sue due orazioni Πανηγυρικὸς e πρὸς Φίλιππον, dove inculca di proposito l’odio de’ barbari, nello stesso tempo e per le stesse ragioni che l’amore dei greci e come conseguenza di questo. Vedi specialmente quel luogo del panegirico che comincia Εὺμολπίδαι δὲ καὶ Κήρυκες e finisce τῶν αὐτῶν ἒργων ἐκείνοις ἐπιθυμῶμεν, dove parla di Omero e de’ troiani, p. 175-176 della ediz. del Battie, Cambridge 1729, molto dopo la metà dell’orazione, ma ancor lungi dal fine. E questa opposizione di misericordia e giustizia verso i propri, e fierezza e ingiustizia verso gli stranieri, è il  (884) carattere costante di tutti gli antichi greci e romani, e massime de’ piú cittadini e assolutamente de’ piú grandi e famosi; nominatamente poi degli scrittori, anche i piú misericordiosi, umani e civili.

È insigne a questo proposito un luogo di Temistio nell’orazione scoperta dal Mai πρὸς τοὺς αἰτιασαμένους ἐπὶ τῷ δέξασθαι τὴν ἀρχὴν In eos a quibus ob praefecturam susceptam fuerat vituperatus cap. 25. Eccolo: Καὶ τοῦτον ἄν τις ἐν δίκῃ προσείποι τὸν φιλάνθρωπον ἀληθῶς. Τῶν δὲ ἄλλων Κῦρον μὲν φιλοπέρσην καλοῖ, ἀλλ’ οὐ φιλάνθρωπον·