Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/349

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336 pensieri (1008-1009-1010)

sebbene per lo piú sono compagne della libertà, non però sempre; né sono la stessa cosa colla libertà, come si vede nell’esempio della lingua latina, e bisogna perciò distinguere queste qualità.

Del resto la servilità e timidezza della lingua francese, la distingue dunque piú che da qualunque altra, dalle antiche, e fra le moderne dall’italiana.  (1009)


     E queste sono le ragioni per cui la lingua italiana, benché tanto affine alla francese, come ho detto p. 1003, tuttavia n’é tanto lontana e dissimile, massimamente nell’indole; e per cui la lingua italiana perde tutta la sua naturalezza, e la sua proprietà o forma propria e nativa, adattandosi alla francese, che l’é pur sorella: e per cui i francesi sono meno adattati che verun altro a conoscere e gustar l’italiano, cosa che apparisce dal fatto; e finalmente per cui la lingua francese è meno adattabile alle lingue antiche e alle stesse lingue madri sue e della sua letteratura, come il latino e il greco, di quello che alle lingue moderne da lei divise di cognazione, di parentela, di famiglia, di sangue, di origine, di stirpe.


     Quello che ho detto qui sopra dell’ardire, della varietà, della libertà, si deve estendere a tutte le altre qualità caratteristiche delle lingue antiche e dell’italiana e conseguenti dall’esser esse modellate sull’immaginazione e sulla natura, come dire la forza, l’efficacia, l’evidenza ec. ec., qualità che in parte derivano pure dalle altre sopraddette e scambievolmente l’una dall’altra e perciò mancano essenzialmente alla lingua francese.

Né queste qualità, che dico proprie delle lingue  (1010) antiche, si deve credere ch’io lo dica solamente in vista della greca e della latina, ma di tutte; ed alcune (come la varietà, ricchezza ec.) delle colte massimamente. Esse qualità infatti sono state notate nella lingua celtica (vedi p. 994), nella sascrita