Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/415

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402 pensieri (1097-1098-1099)

piú ci fa miseri, quanto piú colla pretesa sua perfezione ci allontana dalla natura; dimostro che l’antico stato sociale aveva toccato i limiti della sua perfettibilità, limiti tanto poco distanti dalla natura, quanto è compatibile coll’essenza di stato sociale e coll’alterazione inevitabile che l’uomo ne riceve da quello ch’era primitivamente; dimostro infine, con prove teoriche e con prove storiche e di fatto,  (1098) che l’antico stato sociale, stimato dagli altri imperfettissimo, e da me perfetto, era meno infelice del moderno (27 maggio 1821).


*    Altra prova che il bello è sempre relativo. Dice il Monti (Proposta ec., vol. I, part. 2, p. 8, fine) che l’orecchio è unico e superbissimo giudice della bellezza esterna delle parole. Ora per quest’orecchio, parlando di parole italiane, non possiamo intendere se non l’orecchio italiano, e il giudizio di detta bellezza esterna varia secondo le nazioni e le lingue (28 maggio 1821).


*    La formazione intera e principale della lingua latina accade in un tempo similissimo, serbata la proporzione de’ tempi, a quello della francese, cioè nel secolo piú civile ed artifiziato di Roma e (dentro i limiti della civiltà) piú corrotto; dico nel secolo tra Cicerone e Ovidio. Ecco la cagione per cui la lingua latina, come la francese, perdé nella formazione la sua libertà ed ecco la cagione di tutti gli effetti di questa mancanza, simili nelle dette due lingue ec. (28 maggio 1821).


*    Odio gli arcaismi; e quelle parole antiche, ancorché chiarissime, ancorché espressivissime, bellissime,  (1099) utilissime, riescono sempre affettate, ricercate, stentate, massime nella prosa. Ma i nostri scrittori antichi ed antichissimi abbondano di parole e modi oggi disusati, che, oltre all’essere di significato apertissimo a chicchessia, cadono cosí naturalmente, mol-