Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/113

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(1339-1340-1341) pensieri 99



*    Alla p. 1257. Insomma questa idea, benché entri subito nel bello ideale, è figlia della madre comune di tutte le idee, cioè dell’esperienza che deriva dalle nostre sensazioni, e non già di un insegnamento e di una forma ispirataci e impressaci dalla natura nella mente avanti l’esperienza, il che non è piú bisogno dimostrare dopo Locke. Ma quello che mi tocca provare si è, che queste sensazioni, sole nostre maestre, c’insegnano che le cose stanno cosí, perché cosí stanno e  (1340) non perché cosí debbano assolutamente stare, cioè perch’esista un bello e un buono assoluto ec. Questo noi lo deduciamo pure dalle nostre sensazioni (e lo deduciamo naturalmente, come ne deduciamo naturalmente le idee innate, della quale opinione questa è una conseguenza), ma questo è ciò che non ne possiamo dedurre; e non possiamo, appunto perché tutto ci è insegnato dalle sole sensazioni, le quali sono relative al puro modo di essere ec. e perché nessuna cognizione o idea ci deriva da un principio anteriore all’esperienza. Quindi è chiaro che la distinzione delle idee innate distrugge il principio della bontà, bellezza, perfezione assoluta e de’ loro contrarii. Vale a dire di una perfezione ec., la quale abbia un fondamento, una ragione, una forma anteriore alla esistenza dei soggetti che la contengono, e quindi eterna, immutabile, necessaria, primordiale ed esistente prima dei detti soggetti e indipendente da loro. Or dov’esiste questa ragione, questa forma? e in che consiste? e come la possiamo noi conoscere o sapere, se ogn’idea ci deriva dalle sensazioni relative ai soli oggetti esistenti? supporre il bello e il buono assoluto è tornare alle idee di Platone e risuscitare le idee innate dopo averle distrutte, giacché, tolte queste, non v’é altra possibile  (1341) ragione per cui le cose debbano assolutamente e astrattamente e necessariamente essere cosí o cosí, buone queste e cattive quelle, indipendentemente da ogni volontà, da ogni accidente,