Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/284

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270 pensieri (1620-1621-1622)

Io considero dunque Iddio, non come il migliore di tutti gli esseri possibili, giacché non si dà migliore né peggiore assoluto, ma come racchiudente in se stesso tutte le possibilità, ed esistente in tutti i modi possibili. Questo  (1621) è possibile. I suoi rapporti verso gli uomini e verso le creature note, sono perfettamente convenienti ad essi; sono dunque perfettamente buoni, e migliori di quelli che vi hanno le altre creature, non assolutamente, ma perché i rapporti di queste sono meno perfettamente convenienti. Cosí resta in piedi tutta la religione, e l’infinita perfezion di Dio, che si nega come assoluta, si afferma come relativa, e come perfezione nell’ordine di cose che noi conosciamo, dove le qualità che Dio ha verso il mondo sono relativamente a questo buone e perfette. E lo sono, tanto verso il nostro ordine di cose universale, quanto verso i particolari ordini che in esso si contengono, e secondo le loro differenze subalterne di natura. La quistione allora viene ad esser di parole.

Verso un altro ordine di cose Iddio può aver de’ rapporti affatto diversi e anche contrarii, ma perfettamente buoni in relazione a detti ordini, perocch’egli esiste in tutti i modi possibili, e quindi perfettamente conviene con tutte l’esistenze, e quindi è sostanzialmente e perfettamente buono in tutti gli ordini di bontà, quantunque contrarii fra loro, perché può esser buono in una maniera di essere quel che è cattivo in un altro. (1622)

Questo non solo non guasta né muta l’idea che noi abbiamo di Dio, ma anzi ella, se la considerassimo bene, comprende questa nozione necessariamente. Come può egli essere infinito se non racchiude tutte le possibilità? Come può egli essere infinitamente perfetto anzi pure perfetto, s’egli non lo è se non in quel modo che per noi è perfezione? Sono o no possibili altri ordini infiniti di cose e altri modi di esistere? Dunque s’egli è infinito, esiste in tutti i modi