Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/285

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(1622-1623) pensieri 271

possibili. Dipendeva o no dalla sua volontà il farci affatto diversi? e l’averci fatto quali siamo? Dunque egli ha potuto e può fare altri ordini diversissimi di cose, e aver con loro que’ rapporti di quella natura che vuole. Altrimenti egli non sarà l’autor della natura, e torneremo per forza al sogno di Platone, che suppone le idee e gli archetipi delle cose fuori di Dio e indipendenti da esso. S’elle esistono in Dio, come dice S. Agostino (vedi p. 1616), e se Dio le ha fatte, non abbraccia egli dunque quelle sole forme secondo cui ha fatto le cose che noi conosciamo ma tutte le forme possibili, e racchiude tutta la possibilità e può far cose  (1623) di qualunque natura gli piaccia ed aver con loro qualunque rapporto gli piaccia, anche nessuno ec.

L’infinita possibilità che costituisce l’essenza di Dio è necessità. Da che le cose esistono, elle sono necessariamente possibili (una sola e menoma cosa che oggi esistesse basterebbe a dimostrare che la possibilità è necessaria ed eterna). Se nessuna affermazione o negazione è assolutamente vera, dunque tutte le cose e le affermazioni ec. sono assolutamente possibili. Dunque l’infinita possibilità è l’unica cosa assoluta. Ell’è necessaria, e preesiste alle cose. Quest’esistenza non l’ha che in Dio. Quest’ultimo pensiero merita sviluppo. Vedi p. 1645, capoverso 1 (3 settembre 1821).


*   Circa le differenti qualità che i diversi organi percepiscono negli oggetti, come altrove dissi, vedi Dutens, par. I, cap. 3, § 40 e tutto quel capo (3 settembre 1821).


*   Si sfuggono le buone opere comandate dal dovere, e si fanno di buona voglia quelle che si fanno per propria volontà. I contadini contrastano al padrone ciò che possono, danno però volentieri agli amici, e