Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/304

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290 pensieri (1652-1653-1654)

pag. ult. , cioè 341. Ciò che dico del filosofo dico pure del religioso, non ostante che la religione, tenendo dell’illusione, e quindi della natura, abbia tanta piú forza effettiva nell’uomo (8 settembre, dí della natività di Maria SS., 1821). (1653)


*   Il fanciullo non può contenere i suoi desiderii, o difficilmente, secondo ch’egli è piú o meno assuefatto a soddisfarli. L’uomo difficilmente concepisce un desiderio cosí vivo come il menomo de’ fanciulli, e di tutti facilmente è padrone; benché certo non abbia cambiato natura e la vita umana si componga tutta di desiderii, e l’uomo (o l’animale) non possa vivere senza desiderare, perché non può vivere senz’amarsi, e questo amore, essendo infinito, non può esser mai pago. Tutto dunque è assuefazione nell’uomo. Questa osservazione si può estendere a tutte le passioni e a tutte le parti esteriori ed interiori dell’uomo e della sua vita (8 settembre 1821).


*   Ho detto altrove che il troppo produce il nulla, e citato le eccessive passioni e le estreme sventure, il pericolo presente e inevitabile che dà una forza e tranquillità d’animo anche al piú vile, una disgrazia sicura e che non può fuggirsi ec., che non producono già l’agitazione, ma l’immobilità, la stupidità, una specie di rassegnazione non ragionata, in maniera che l’aspetto dell’uomo in tali casi è bene spesso affatto simile a quello dell’indifferente, ed un bravo pittore non lo farebbe distinguere dall’uomo il piú noncurante ec., eccetto per un’aria di meditazione stupida ed una fissazione di occhi in qualsivoglia parte. Aggiungo  (1654) ora che ciò non si deve solamente restringere all’atto, ma anche all’abito d’indifferenza, rassegnazione alla fortuna, insensibilità ec. che è prodotto dall’estrema infelicità e dispe-