Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/125

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(2220-2221) pensieri 113

dicato tutti i nostri mali possibili, anche i piú crudeli ed estremi, anche la morte (di cui vedi i miei pensieri relativi), a tutti ha misto del bene, anzi ne l’ha fatto risultare, l’ha congiunto all’essenza loro; a tutti i mali, dico, fuorché alla noia. Perché questa è la passione la piú contraria e lontana alla natura, quella a cui non aveva non solo destinato l’uomo, ma neppur sospettato né preveduto che vi potesse cadere, e destinatolo e incamminatolo dirittamente a tutt’altro possibile che a questa. Tutti i nostri mali infatti possono forse trovare i loro analoghi negli animali, fuorché la noia. Tanto ell’é stata proscritta dalla natura ed ignota a lei. Come no infatti? la morte nella vita? la morte sensibile, il nulla nell’esistenza? e il sentimento di esso e della nullità di ciò che è e di quegli stesso che la concepisce e sente e in cui sussiste? e morte e nulla vero, perché le morti e distruzioni corporali non sono altro che trasformazioni di sostanze e di qualità e il fine di esse non è la morte,  (2221) ma la vita perpetua della gran macchina naturale e perciò esse furono volute e ordinate dalla natura.
    Osserviamo le bestie. Fanno bene spesso pochissimo o stanno ne’ loro covili ec. ec. senza far nulla. Quanto di piú fa l’uomo. L’attività dell’uomo il piú inerte vince quella della bestia piú attiva (sia attività interna o esterna). Eppur le bestie non sanno che sia noia, né desiderano attività maggiore ec. L’uomo si annoia e sente il suo nulla ogni momento. Ma questo fa e pensa cose non volute dalla natura. Quelle viceversa (3 dicembre 1821).



*    Non potui abreptum etc.?
     Verum anceps pugnae fuerat fortuna. fuisset:
     Quem metui moritura?

Didone, Aen. IV, 600, 603 seg. Fuerat qui significa

leopardi - Pensieri, IV. 8