Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/133

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(2234-2235-2236-2237) pensieri 121

noiato in quel  (2235) tal momento, il venire da uno studio o lettura che ti ha stancato o annoiato ec., il che può rendere il giudizio tanto piú favorevole del giusto, quanto anche (assai spesso) piú sfavorevole.
    Ed è cosa generalmente notabile che gli uomini disingannati e disseccati sono necessariamente cattivi giudici della poesia, eloquenza ec. Or tale è ben presto il caso degli uomini piú sensibili e immaginosi, come ho detto altrove. Anzi lo è quasi sempre in quel tempo in cui essi son giunti a formarsi un gusto e un tatto fino e squisito in materie letterarie e in ogni altra cosa, il che non può essere se non dopo lungo studio, esperienza, tempo. Quindi è che oggidí i piú competenti giudici delle opere d’immaginazione e sentimento, anzi i soli competenti, vengono pur troppo ad essere incompetenti, per la quasi  (2236) inevitabile abitudine di freddezza e noncuranza ch’essi contraggono piú presto, piú costantemente e durevolmente e continuamente, e piú radicalmente, profondamente e vivamente degli spiriti mediocri. Fra’ quali, per conseguenza, non isbaglierebbe forse, chi pretendesse di ritrovare i giudici migliori possibili in tali materie, se non altro come mezzi e subbietti d’esperimento (8 dicembre, dí della Concezione di Maria SS., 1821).


*    Spessissimo anzi quasi sempre, dalle voci latine comincianti per ex noi abbiamo tolto la e e il c, e cominciatele per s, specialmente, anzi propriamente allora quando la ex era seguita da consonante, sicché la nostra s viene ad essere impura. Nel qual caso, che cosa soglian fare gli spagnuoli e i francesi l’ho detto altrove parlando della s iniziale impura. Parrà che costoro, solendo conservare la e, si accostino  (2237) piú di noi al latino, e nondimeno chi vuol vedere che l’antico volgare latino ed anche gli scrittori piú antichi, usavano di far né piú né meno