Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/134

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122 pensieri (2237-2238-2239)

quel che facciamo noi, osservi il Forcellini in Stinguo (e forse anche in molti altri luoghi), verbo che anche noi anticamente dicemmo per estinguo, e cosí stremo per estremo, sperimento, esperimento, sperto, esperto, spremere da exprimere da cui pure abbiamo esprimere, sclamare da exclamare, onde pure esclamare; e cosí altre tali voci che hanno pur conservata la e, la perdono o a piacer dello scrittore o nei nostri antichi o nella bocca del popolo ec. E forse l’avere gli spagnoli e i francesi la e in tali parole non è tanto conservazione, quanto maggiore e doppia corruzione; vale a dire che, secondo me, essi volgarmente da principio dissero come noi, cioè colla s impura iniziale e poi, per proprietà ed inclinazione de’ loro organi che mal la soffrivano, o a cui riusciva poco dolce ec., v’aggiunsero, non  (2238) prendendola dal latino ma del loro, la e iniziale. Infatti essa si trova sempre o quasi sempre nelle parole che anche nel latino scritto e dell’aureo secolo e per loro natura ed etimologia ec. cominciano colla s impura, siccome pur fanno sempre in italiano. Vedi p. 2297.
    Del resto, non sarebbe maraviglia che, posti per estremi da una parte il volgar latino e lo scritto, dall’altra i volgari italiano, spagnuolo, francese, si trovasse che questi due ultimi si accostano piú (nel materiale intendo, e nell’estrinseco e particolare) allo scritto che al volgare latino, e l’italiano al contrario. Perocché in Italia il volgare latino era lingua naturale, e come naturale e indigeno venne a noi sotto la nuova spoglia di lingua italiana. In Francia e Spagna esso era forestiero, e quindi imparato e quindi ec. ec (8 dicembre 1821)  (2239)


*   Alla p. 2043. A quello che altrove dico delle cause per cui piace la rapidità ec. dello stile, massime poetico ec. aggiungi che da quella forma di scrivere nasce necessariamente a ogni tratto l’inaspettato, il