Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/168

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156 pensieri (2299-2300-2301)



*    Lamia era una voce (dal greco o comune al greco) e significava un’idea  (2300) del tutto popolare nella Grecia e nel Lazio, anzi popolare per sua natura in qualunque popolo, e propriamente una di quelle voci e idee che, non essendo adoperate mai dagli scrittori se non per ischerzo o per filosofica riprensione, sono nondimeno tutto giorno in uso nella comune favella, e in questa sordamente si conservano e si perpetuano come fanno i pregiudizii e le sciocchissime opinioni e i piú puerili errori della piú minuta plebaglia e delle ultime femminucce; pregiudizii ec., de’ quali in particolare non s’ha notizia fuori di quella tal nazione, perché difficilmente vengono in taglio d’esser mentovati nella scrittura o nella società, per poco civile che sia. E massimamente se ne perde la notizia, s’essi sono antichi (come appunto delle voci oscene delle quali avranno abbondato le lingue antiche, ne abbondano le moderne, né però si conoscono da’ forestieri).  (2301) Frattanto essi si conservano tradizionalmente di padre in figlio e si perpetuano piú che qualunque altra cosa volgare e con essi le parole che loro appartengono specificatamente. Di tal natura è l’antichissima e volgarissima voce Lamia, λαμία e l’idea ch’essa significa. Vedi il Forcellini, i dizionari greci, il glossario e il mio Saggio sugli errori popolari degli antichi.

Or questa voce passò in realtà nel volgare italiano, e vi passò non per mezzo degli scrittori, ma per mezzo del volgare latino, il che si dimostra in due modi.

1o, Quei pochissimi scrittori latini che usarono questa voce non poterono esser noti piú che tanto a quegl’ignorantissimi che nel trecento adoperarono, scrivendo in italiano, la voce Lammia. Si vede chiaro ch’ella era in quel secolo volgare in Italia, poiché si trova in iscrittori di questa natura: laddove oggi ella non si trova che negli scritti dei dotti, perché