Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/193

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(2341-2342-2343) pensieri 181



*    Alla p. 2138, margine-fine. Cosí appunto di certus abbiamo detto nel pensiero qui sopra, il quale vedi, e di certare che ne deriva. Il qual certus non è originariamente addiettivo ma participio, e certare viene cosí da un participio, e non come pare, da un addiettivo (9 gennaio 1822). Di tutus onde tutari o tutare vero continuativo di tueor, o tuor, o tueo ec. Vedi il Forcellini in tutti questi luoghi. Sebbene tutus sia divenuto semplice addiettivo esso non è che un participio.  (2342)


*   Il mondo deride chi fedelmente e sinceramente osserva i suoi doveri, o prova effettivamente e segue i sentimenti dettati dalla natura e dalla morale; e si scandolezza e biasima chi trascura pubblicamente i medesimi doveri, chi mostra di disprezzarli, chi pienamente non gli adempie in faccia al pubblico, quando anche egli abbia i suoi giustissimi motivi per non farlo, e non seguire il costume in questa parte. Una donna è derisa s’ella piange sinceramente il suo marito recentemente morto, se a chi la tratta dà segno di sentir vivo e vero dolore della sua perdita; ma s’ella, anche per circostanze imperiose, trascura il menomo dei doveri che il costume impone in questi casi, s’ella un giorno piú presto del tempo prescritto dall’uso si fa vedere in pubblico, s’ella, anche a solo fine di portar qualche alleggerimento al suo vero dolore, si permette prima del detto tempo, qualche menomo spasso o distrazione, il mondo severissimamente la giudica, e inesorabilmente la condanna, senz’aver riguardo a ragioni né circostanze, per reali che possano essere, e non lascia di mordere  (2343) e di riprendere la piú piccola violazione dei doveri apparenti, mentre è prontissimo a schernire chi gli osservi di buona fede ec. (10 gennaio 1822).


*    Alla p. 1141, fine. Rechiamo un altro esempio del