Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/222

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210 pensieri (2387-2388-2389)

cludete che la novità de’ modi è cosí propria della lingua italiana e cosí perennemente ed essenzialmente, ch’ella non può conservare la sua forma antica senza conservare in atto la facoltà di nuove fogge (5 febbraio 1822).


*    Ni sabian que pudiesse haver sacrificio sin que muriesse alguno por la salud de los demàs. Parole di Magiscatzin, vecchio senatore Tlascalese a Ferdinando Cortès, presso D. Antonio de Solís, Historia de la Conquista de Mexico, lib. III, capit. 3,  (2388) en Madrid, 1748, p. 184, col. 1. Ecco l’origine e la primitiva ragione de’ sacrifizi e idea della divinità. Si stimava invidiosa e nemica degli uomini, perché gli uomini lo erano per natura fra loro, e per causa delle tempeste ec., le quali appunto si cercava di stornare co’ sacrifizi. Né si credeva già primitivamente che gli Dei godessero materialmente, godessero della carne o sangue o altro che loro si sacrificava, ma della morte e del male della vittima e che questo placasse l’odio loro verso i mortali e la loro invidia. Egoismo del timore, che ho spiegato in altro luogo. Quindi si facevano imprecazioni ed esecrazioni sulla vittima, che non si considerava già come cosa buona, ma come il soggetto su cui doveva scaricarsi tutto l’odio degli Dei, e come sacra solo per questo verso. Quindi, quando il timore o il bisogno o il desiderio ec. era maggiore, si sacrificavano uomini, stimando cosí di soddisfar maggiormente l’odio divino contro di noi. E ciò avveniva o tra’ popoli piú vili e timidi, e quindi piú fieramente egoisti, o piú travagliati dalle convulsioni degli elementi, com’erano i Tlascalesi ec., o ne’ tempi piú antichi,  (2389) e quindi piú ignoranti e quindi piú paurosi. E nell’estrema paura si sacrificavano non solo prigionieri o nemici o delinquenti ec., come in America, ma compatrioti, consanguinei, figli, per maggiormente saziare l’odio celeste, come Ifigenia ec. Eccesso di egoismo prodotto