Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/224

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212 pensieri (2390-2391-2392)

coltà per le quali essa n’ha prodotto degli altri di quel tal genere, vedi un bello ed espressivo luogo del Caro, Apologia, Parma 1558, p. 52, dopo aver parlato delle voci Suo merto et tuo valore nel Predella, prima di entrare nelle opposizioni numerate (18 febbraio 1822). (2391)


*   Ma nulla fa chi troppe cose pensa. Tasso, Aminta, atto II, scena 3, verso ult. (20 febbraio, primo di Quaresima, 1822).


*    I muti hanno essi la facoltà della favella? No certo. Eppur quanto alla favella n’hanno tutta la disposizione naturale quanta n’ha il miglior parlatore del mondo. Ma questa non è altro che possibilità, la quale il muto non riduce mai all’atto e non adopera in verun modo, perché, non avendo udito, non impara dagli altri (cioè non si avvezza) a farlo, e coll’assuefazione, di cui non ha il mezzo, non acquista la facoltà. Ecco che cosa sono tutte le pretese facoltà naturali ed ingenite nell’uomo. E qual si crede piú naturale della favella? principal caratteristica dell’uomo e suo maggior distintivo dai bruti (20 febbraio 1822).


*    Cogliere (che anche si dice côrre) e coger non sono altro che colligere; scegliere, anche scerre, ed escoger dimostrano un excolligere latino detto volgarmente a preferenza e invece di eligere, 1o, perché la preposizione ex della quale sono composti questi due verbi moderni non significa niente in queste due lingue (oltre ch’ella è qui sfigurata in modo che anche  (2392) significando per se non significherebbe nulla in questi casi, non essendo piú lei) bensí in latino; 2o, perché questi due verbi sono tanto simili che dimostrano l’unità dell’origine, e tanto diversi fra loro