Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/256

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244 pensieri (2443-2444-2445)

grand’uso de’ composti era molto, ma molto  (2444) maggiore che nelle moderne, a causa del tanto minor numero ch’esse avevano di parole originarie. Le radici, come ho detto altrove, e assegnatene le ragioni, son sempre scarsissime in una lingua nascente. Quindi l’assoluto bisogno della composizione, crescendo il numero delle cose da esprimersi, e volendosi perfezionar l’espressione delle cose e distinguerla meglio, e arrivando gli uomini a poco a poco a staccare un’idea dall’altra e a suddividerle (ch’é tutto il progresso dello spirito umano), e però avendo mestieri di nuove parole. E infatti si vede che l’incremento e il perfezionamento di qualunque lingua antica e stata ridotta a una certa perfezione fu sempre compagno o anch’effetto dell’uso di comporre piú parole in una, arricchendo cosí la lingua: nel qual uso e in quello dei derivativi (de’ quali parimente intendo qui di ragionare) i greci e latini furono singolari maestri.

Ma, derivando le lingue moderne da lingue già perfezionate e letterate, la scarsezza delle radici non vi si osserva piú, essendo divenute radicali o in qualunque modo semplici e indipendenti per noi quelle infinite parole  (2445) che, per esempio, in latino sono evidentemente composte o derivate da altre e che son rimaste in uso, per esempio, nell’italiano. Dove, quantunque la provenienza e dipendenza loro ci sia cosí manifesta e vicina, pur fanno offizio, ed hanno, relativamente alla lingua nostra, la vera natura di radicali: 1o, o perché gli elementi di cui si compongono, separati che sieno, non significano niente in italiano, come significavano in latino, o quando anche l’un d’essi abbia qualche significato da se, l’altro, o gli altri, non l’hanno; 2o, o perché corrotte e travisate in modo che la forma de’ loro elementi è perduta affatto, quando anche essi elementi sussistano ancora per se stessi nell’italiano; 3o, o perchè, essendo esse derivative in latino, non sussistono nell’italiano quelle voci