Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/287

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(2496-2497-2498) pensieri 275

desiderii, la loro copia, vivezza ec. è sempre in proporzione della misura, vivezza, energia, attività dell’amor proprio. Giacché il desiderio non è d’altro che del piacere, e l’amor della felicità non è altro che il desiderio del piacere, e l’amor della felicità non è altro che l’amor proprio (24 giugno 1822). Vedi p. 2528.


*    Quindi osservate che tutto quanto si dice dell’amor proprio si deve anche intendere  (2497) dell’amor della felicità ch’é tutt’uno (vedi p. 2494). E però la misura, la forza, l’estensione, le vicende, gl’incrementi, gli scemamenti, tanto individuali che generali, dell’uno di questi amori, son comuni all’altro né piú né meno (24 giugno 1822).


*    L’antichissima e propria significazione del verbo pareo, in luogo di cui vennero poi in uso i suoi composti adpareo, compareo ec., s’é conservata in uso familiarissimo e frequentissimo presso gl’italiani e gli spagnuoli (parere, parecer, si pare ec.). Per qual mezzo, se non del volgare antico latino? Vedi il Forcellini e il glossario. Cosí i francesi paroître o paraître ec. (25 giugno 1822).


*    Ho detto altrove che il timore è la piú egoistica passione dell’uomo sí naturale e sí civile. Cosí anche degli altri animali. Ed è ben diritto, perocché l’oggetto del timore pone in pericolo, vero o creduto, l’esistenza o il ben essere di quel sé, che il vivente ama per propria essenza  (2498) sopra ogni cosa. L’uomo il piú sensibile per abito e per natura, il piú nobile, il piú affettuoso, il piú virtuoso, occupato anche attualmente, poniamo caso, da un amore il piú tenero e vivo, se con tutto ciò è suscettibile del timor violento, trovandosi in un grave pericolo, vero o immaginato, abbandona l’oggetto amato, preferisce, e den-