Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/65

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(2102-2103) pensieri 53


*   Espressione degli occhi. Perché si ha cura, fino ab antico di chiuder gli occhi ai morti? Perché con gli occhi aperti farebbero un certo orrore. E questo orrore da che verrebbe? Non da altro che da un contrasto fra l’apparenza della vita e l’apparenza e la sostanza della morte. Dunque la significazione degli occhi è tanta, ch’essi sono i rappresentanti della vita, e basterebbero a dare una sembianza di vita agli estinti. Egli è certo che la sede dell’anima quanto all’esteriore, son gli occhi, e quell’animale o quell’uomo estinto, a cui non si vedono gli occhi, facilmente si crede che non viva; ma finattanto che gli occhi se gli vedono, si ha pena a credere che l’anima non alberghi in essi (quasi fossero inseparabili da lei), e il contrasto fra quest’apparenza, questa specie di opinione, e la certezza del contrario cagiona un raccapriccio, massime trattandosi de’ nostri simili, perché ogni sensazione è viva, ogni contrasto è notabile in tali soggetti (cioè morte del nostro simile); eccetto  (2103) il caso di abitudine formata a tali sensazioni ec. (15 novembre 1821).


*    Le stesse circostanze sociali e politiche e cronologiche che renderono la lingua latina tanto piú determinata e meno libera della greca e tanto piú legata rispetto a questa, quanto piú perfetta rispetto alla medesima, resero ancora la letteratura latina assai piú determinata, perfetta, formata e raffinata della greca, e forse di qualunque altra siasi mai vista, anche (senza dubbio) fra le moderne. Ma queste medesime circostanze e queste medesime perfezioni la resero (siccome la lingua) assai meno originale e varia della greca. I latini scrittori furono grandi per arte, i greci per natura, parlando di ambedue generalmente. I latini ebbero un gusto certo, formato, ragionato, i greci piú naturale che acquisito, e però vario e originale ec. Qual è la lingua, tale è sempre, insomma, la letteratura, e viceversa.