Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/66

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54 pensieri (2103-2104-2105)

Sebbene il maggior numero de’ grandi scrittori greci, massimamente ne’ migliori tempi della greca letteratura, fu ateniese (come da molti si è osservato e in  (2104) particolare da Velleio sulla fine del primo), sebbene il secol d’oro detto di Pericle non appartenesse che agli ateniesi ec. ec., nondimeno né la lingua né la letteratura greca non fu mai ristretta a quei termini di unità, che definiscono, uniformano, assoggettano, regolano una letteratura o lingua e la rendono meno varia, libera, originale ec. E questo perché non v’ebbe in Atene, neppure in quei tempi, tanto spirito di società giornaliera come in Roma e perché gli stessi scrittori ateniesi, e in quel secolo e poi, non si restrinsero mai per nessun modo al solo dialetto ateniese o al solo gusto ateniese; anzi per lo contrario ec. E di piú ciascuno scrittore pensò e scrisse da se e si formò da se una scuola, una lingua, uno stile, una letteratura ec. (vedi la p. 2090). Senofonte, detto l’ape attica e tipo di atticismo, fu esiliato come λακωνίζων, visse quasi sempre fuori d’Atene, viaggiò molto in  (2105) Grecia, in Asia ec. (cosí anche Platone in Egitto, in Sicilia ec., cosí altri grandi di que’ tempi) e fuori d’Atene scrisse o tutte o quasi tutte le sue opere (16 novembre 1821).


*    Alla p. 1154, principio. Di questo cogitare e della sua origine e significato frequentativo o continuativo (che secondo la sua formazione può aver l’uno e l’altro valore) vedi il Forcellini in cogito, nel principio. Ed osserva ch’egli crede e dice traslato il senso di detto verbo in questo luogo di Virgilio, I, Georg. 461, seqq.

    Denique, quid vesper serus vehat, unde serenas
    Ventus agat nubes, quid cogitet humidus Auster,
    Sol tibi signa dabit.