Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/85

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(2140-2141-2142) pensieri 73

contro ciò che suole accadere nelle voci venute dalla Grecia al Lazio, onde si può credere che quello spirito non sia qui che una giunta fattaci da’ greci, una grazia di pronunzia data da essi a questa voce forestiera, secondo l’indole de’ loro organi e costumi ec.

Questa osservazione mi pare  (2141) interessantissima e conducente a grandi risultati (e in gran parte nuovi e contrarii alle comuni opinioni) circa la storia delle origini latine e greche, delle lingue e delle nazioni greca e latina. Quest’osservazione può confermare la sentenza che la lingua latina non sia figlia ma sorella della greca, sentenza già d’altronde troppo piú probabile: può dimostrare un antichissimo commercio tra la Grecia e l’Italia, anteriore alle notizie che si hanno di questi due paesi e loro scambievoli relazioni; giacché questo ἅπτω in detto senso è antichissimo verbo greco e massime ne’ suoi derivati (come ἁψὶς vinculum, nell’Iliade) e composti, si trova nel detto senso, o ne’ sensi analoghi usato da Omero, da Erodoto e da’ piú antichi scrittori e monumenti greci. Vedi p. 2277.

Né questa osservazione sarebbe l’unica che facesse al proposito, ma si potrebbero addurre molti altri esempi e osservazioni, dimostranti  (2142) l’origine latina (o italica) di parole, frasi ec. antichissime, che, per esser comuni al greco e al latino, si sono credute finora d’origine greca; quasi tanto fosse il trovare nel greco una parola ec. corrispondente a un’altra latina e il trovare l’origine e l’etimologia d’essa voce latina. Le mie teorie circa la formazione de’ verbi continuativi, formazione tutta propria del latino e fino ab antichissimo, e di quindi in poi sino all’ultimo tempo, e niente propria del greco, possono somministrare molte occasioni di rettificare questi scambi e trasferire l’origine di molte parole dalla Grecia al Lazio, viceversa di ciò che si crede.

Io ho, per esempio, fatto vedere che il verbo la-