Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/113

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106 pensieri (2967-2968-2969)

2o, La gioventú non è necessaria alla composizione del bello, neppur nelle specie nelle quali essa ha luogo. Essa ancora è una qualità relativa, eziandio considerandola dentro i termini d’una medesima specie di cose. per esempio, parlando della specie umana, egli si dà un bel vecchio, niente meno che un bel giovane. V’é la bellezza propria del bambino, del fanciullo, della età matura, dell’età senile, della decrepita ancora, niente manco che quella propria dell’età giovanile (vedi Senofonte, cap. IV, § 17 del Convito). In molti  (2968) casi la giovanezza, ripugnando alle altre qualità dell’oggetto, ovvero a tale o tal altra circostanza estrinseca a lui relativa, ella non solamente non servirebbe a comporre il bello, ma gli nuocerebbe, lo distruggerebbe e produrrebbe addirittura il brutto, appunto in quanto giovanezza; di modo che quell’oggetto sarebbe brutto espressamente perché giovane, quel composto sarebbe brutto precisamente in tanto in quanto la giovanezza v’avrebbe parte. Per esempio, gli antichi rappresentavano gli Dei giovani. Tali erano le loro idee, e bene stava. Ma oggi chi rappresentasse il Dio Padre coll’aspetto della gioventú, invece della vecchiezza, questa effigie, in quanto giovanile, sarebbe ella bella? No, anzi brutta, appunto in quanto giovanile e in quanto all’aspetto della giovanezza, perché le nostre idee e l’uso nostro e le qualità che la nostra immaginazione attribuisce a Dio Padre, ripugnano a questa qualità. Anche fra gli antichi una immagine, una statua giovanile di Giove regnante e fulminante, sarebbe stata brutta in quanto giovanile. E forse che l’aspetto di Giove nelle antiche immagini è brutto? Anzi bellissimo, ma non giovane.  (2969) Né perciò men bello di Apollo giovane, né di Mercurio piú giovane ancora, né di Amore fanciullo. La giovanezza in questi tali casi cagionerebbe la bruttezza, perché sarebbe sconveniente. Cosí fanno tutte l’altre qualità nello stesso