Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/157

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150 pensieri (3040-3041-3042)

mondo, il quale, perché la risolutezza per se può sempre piú che la prudenza sola, fu ed è e sarà sempre in balía degli uomini mediocri (26 luglio, dí di Sant'Anna, 1823).


*    Alla p. 2864. Avolo, abuelo, ayeul da avulus. Noi abbiamo anche il positivo avo (26 luglio 1823). Vedi p. 3054, 3063.  (3041)


*   Alla p. 3014. Io credo per certo che in qualunque modo quelle inflessioni, voci, frasi ec. che in Omero si credono proprie di tale o tal altro dialetto fossero al suo tempo per qualsivoglia cagione conosciute ed intese da tutte le nazioni greche o, se non altro, da una tal nazione (come forse la ionica), alla qual sola, in questo caso, egli avrà avuto in animo di cantare e di scrivere, e avrà probabilmente cantato e scritto. Quanto agli altri poeti, se le ragioni che ho addotte per ispiegare come, malgrado l’uso de’ dialetti, essi fossero universalmente intesi, non paressero bastanti, si osservi che effettivamente in Grecia, siccome altrove, i poeti cessarono ben presto di cantare al popolo (e cosí pur gli altri scrittori), e il linguaggio poetico greco divenne certo inintelligibile al volgo, dal cui idioma esso era anche piú separato che non è la lingua poetica italiana dalla volgare e familiare. Scrissero dunque i poeti per le persone cólte, le quali, intendendo e studiando tuttodí e sapendo a memoria i versi d’Omero, e citandoli, parodiandoli, alludendovi a ogni tratto  (3042) nella cólta conversazione e nella scrittura, intendevano anche facilmente gli altri poeti e il linguaggio poetico greco, benché composto delle proprietà di varii dialetti. Perocché esso era tutto omerico, come ho detto, sia in ispecie sia in genere; cioè le inflessioni, le frasi le voci che lo componevano o erano le identiche omeriche (e tali erano in fatti forse la piú gran parte), o erano di quel tenore, di quella origine, derivate o