Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/183

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176 pensieri (3083-3084-3085)

il peggiore stato politico possibile e il piú contrario alla natura è quello del despotismo. Altrettanto certo si è che lo stato politico influisce per modo su quello della società, e n’é tanta parte, ch’egli è assolutamente impossibile ch’essendo cattivo quello, questo sia buono, e che quello essendo imperfetto, questo sia perfetto, e che dove quello è pessimo, non sia pessimo questo altresí. Or dunque lo stato  (3084) politico di despotismo essendo inseparabile dallo stato di società, e piú forte e maggiore e piú durevole nelle società civili, e tanto piú quanto son piú civili, ricapitolando il sopraddetto, mi dica chi sa ragionare, se lo stato di società nel genere umano può esser conforme alla natura, e se la civiltà è perfezionamento, e se nella somma civiltà sociale e individuale si può riporre e far consistere la vera perfezione della società e dell’uomo, e quindi la maggior possibile felicità d’ambedue, come anche lo stato a cui l’uomo tende naturalmente, cioè quello a cui la natura l’aveva ordinato e la felicità e perfezione ch’essa gli avea destinate (2 agosto, dí del Perdono, 1823).


*    La delicatezza, per esempio la delicatezza delle forme del corpo umano, è per noi una parte o qualità essenziale e indispensabile del bello ideale rispetto all’uomo, 1 sí quanto al vivo, sí quanto alla imitazione che ne fa qualsivoglia  (3085) arte, la poesia ec. Ora egli è tutto il contrario in natura. Perciocché la delicatezza, non solo relativamente, cioè quella tal delicatezza che la nostra immaginazione e il nostro concetto del bello esige nelle forme umane, e quel tal grado e misura ch’esso concetto n’esige, ma la delicatezza assolutamente, è per natura brutta nelle forme umane, cioè sconveniente a esse forme. Giacché l’uomo per natura doveva essere, e l’uomo naturale è tutto

  1. Puoi vedere la p. 3248-50.