Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/230

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(3170-3171) pensieri 223

tismo del nostro dir familiare (benché molto usato dagli eleganti scrittori). Vedi pure Cicerone, ad Att., XIV, 1, e il Forcellini in Abeo ,§ 16o. Ma quest’uso è latino e greco. Vedi il Forcellini in Sic ai §§ sesto, nono, decimo; Catullo, XIV, 16, e Platone nel Convito, ed. Astii, Lips., 1819, segg., t. III, p. 440, vers. 24. E. Gli spagnuoli hanno qualcosa di simile (12 agosto, dí di Santa Chiara, 1823).


*    Profittare, approfittare, profiter, aprovechar ec. quasi profectare da profectus di proficio. Pretextar spagnuolo, prétexter francese da praetexo-xtus (12 agosto, dí di Santa Chiara, 1823).


*    Diciamo volgarmente uomo indigesto per difficile, bisbetico. Or tale appunto si è il proprio significato del greco δύσκολος, per metafora morosus, opposto di εὔκολος. E vedi la Crusca in discolo (12 agosto, dí di Santa Chiara, 1823).  (3171)


*   Niuna cosa maggiormente dimostra la grandezza e la potenza dell’umano intelletto, né l’altezza e nobiltà dell’uomo, che il poter l’uomo conoscere e interamente comprendere e fortemente sentire la sua piccolezza. Quando egli, considerando la pluralità de’ mondi, si sente essere infinitesima parte di un globo ch’é minima parte d’uno degli infiniti sistemi che compongono il mondo, e in questa considerazione stupisce della sua piccolezza, e profondamente sentendola e intentamente riguardandola, si confonde quasi col nulla, e perde quasi se stesso nel pensiero della immensità delle cose, e si trova come smarrito nella vastità incomprensibile dell’esistenza; allora con questo atto e con questo pensiero egli dà la maggior prova possibile della sua nobiltà, della forza e della immensa capacità della sua mente, la quale, rinchiusa in sí piccolo e menomo essere, è potuta pervenire a conoscere