Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/231

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224 pensieri (3171-3172-3173)

e intender cose tanto superiori alla natura di lui, e può abbracciare e contener  (3172) col pensiero questa immensità medesima della esistenza e delle cose. Certo niuno altro essere pensante su questa terra giunge mai pure a concepire o immaginare di esser cosa piccola o in se o rispetto all’altre cose, eziandio ch’ei sia, quanto al corpo, una bilionesima parte dell’uomo, per nulla dire dell’animo. E veramente quanto gli esseri piú son grandi, quale sopra tutti gli esseri terrestri si è l’uomo, tanto sono piú capaci della conoscenza e del sentimento della propria piccolezza. Onde avviene che questa conoscenza e questo sentimento anche tra gli uomini sieno infatti tanto maggiori e piú vivi, ordinari, continui e pieni, quanto l’individuo è di maggiore e piú alto e piú capace intelletto ed ingegno (12 agosto, dí di Santa Chiara, 1823).


*    Al proposito di habeo e di ἒχω usati per essere spettano i verbali habitus e σχῆμα, ἔξις etc. Per esempio, habitus corporis, cioè modus habendi o se habendi, modus quo corpus habet  (3173) o se habet, vale propriamente modo di essere del corpo ec. (12 agosto, dí di Santa Chiara, 1823).


*    Alla p. 3132, margine - principio. Da quello che si legge nell’epistola di Antonio Eparco a Filippo Melantone (ch’era pur non cattolico, ma famoso eretico e poco si doveva curare de’ luoghi santi) la qual epistola è riportata dal Fabricio nel citato luogo; e dalle varie scritture ed anche storie di quei tempi, si raccoglie che in verità il gabinetto ottomano mirasse a soggettarsi l’Europa, non tanto per diffondere la religione di Maometto (sebbene anche questo, s’io non m’inganno, è precetto o consiglio dell’Alcorano, che si procuri di diffonderla coll’armi il piú che si possa, promettendo premi nell’altra vita a chi sostenga di morire combattendo per questa causa ec.) quanto per propagare il proprio imperio, e non tanto odiando