Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/55

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48 pensieri (2872-2873-2874)

vevano il provenzale, stato già tutt’uno col francese, ed allora tuttavia analogo, ma piú latino, (vedi Perticari, l. c., p. 107, principio) lo scrivevano, dico, in modo simile ed analogo al latino; ed essendo cosí vero come naturale che i primi che scrissero qualche cosa in francese riguardarono ai provenzali e se li proposero per guide, come quelli ch’erano in quei tempi i piú dotti forse della Francia ed avevano contribuito a spargere in essa il gusto della poesia volgare e dello scrivere in volgare; da tutto questo ne seguí che la scrittura francese si accostò al latino, come ci si accostava e la scrittura e pronunzia provenzale; ci si accostò dico, non ostante che la pronunzia francese ogni dí piú se ne scostasse, con che si venne anche a scostare dalla scrittura.  (2873)

Perciocché veramente si può dire che la pronunzia francese da se, e movendosi essa, si allontanò e divise dalla scrittura, piuttosto che la scrittura dalla pronunzia. Benché veramente sia debito de’ buoni e filosofi ortografi di far che la scrittura in qualunque modo tenga sempre dietro alla universale pronunzia, regolata o riconosciuta per regolare; e non far che la scrittura stia ferma, e lasci andare questa tal pronunzia al suo viaggio, senza darsene alcun pensiero. Ma questi discorsi non si potevano né fare né seguire in quei primi e confusi tempi e ignoranti, né, dopo fatti, sono stati effettuabili, avendo preso piede l’usanza contraria in modo che non si potea piú scacciare, né mutare; abbisognando ella di troppe e troppe grandi ed essenziali mutazioni, non di poche e lievi e quasi accidentali come ne abbisognò e ne ricevette l’usanza italiana.

Da tutte queste cagioni e andamenti n’è seguito questo curioso effetto: che la lingua francese scritta è talora uguale, spessissimo somigliante alla latina, e quasi sempre riconoscibile per figlia  (2874) di lei; ma la lingua francese pronunziata, ch’è pure insomma quanto dire la vera lingua francese, n’è tanto di-