Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/71

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64 pensieri (2897-2898-2899)

zione conveniente ad essa specie; è egli possibile che se questa che si chiama perfezione dell’uomo fosse veramente tale, e destinatagli dalla natura, essa natura nel formar l’uomo  (2898) l’avesse posto cosí mirabilmente lontano dalla perfezione da lei voluta e destinatagli, ed a lui necessaria, che egli non avesse ancora né potesse avere nemmeno una prima idea dell’istrumento, col quale dopo lunghissimi travagli, e lunghissimo corso di generazioni e di secoli la sua specie sarebbe finalmente arrivata a conseguire alcuna parte di questa perfezione?

Certo, se questo è vero, perché diciamo noi che l’uomo è per natura il piú perfetto degli esseri terrestri? Lasciamo stare che la perfezione è sempre relativa a quella tale specie in che ella si considera. Ma paragonando pur l’uomo colle altre specie di questo mondo, se la sua perfezione è quella che altri dice, come non si dovrà sostenere che l’uomo è per natura la piú imperfetta di tutte le cose? Perocché tutte le altre cose hanno da natura la perfezione che loro si conviene, e però sono tutte naturalmente cosí perfette, come debbono essere, che è quanto dire perfettissime. Solo l’uomo, secondo il presupposto che abbiamo fatto, è per natura cosí lontano dallo stato che gli conviene, che piú, quasi, non potrebb’essere, e quindi, laddove tutte  (2899) l’altre cose sono in natura perfettissime, l’uomo è in natura imperfettissimo. Pertanto la specie umana, lungi da esser la prima in natura, è anzi l’ultima di tutte le specie conosciute.

Questa conseguenza deriva dal supposto principio: ma come il principio è falso, cosí essa non è vera; e questa proposizione, considerata ancora in se sola, si riconosce agevolmente per falsissima. Poiché, relativamente all’ordine delle cose terrestri, l’uomo, come l’essere piú di tutti conformabile, è il piú perfetto di tutti.

Se però nel detto ordine delle cose terrestri, con-