Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/126

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(3705-3706) pensieri 121

satum, ne’ composti situm, solita mutazione in virtú della composizione ec. Vedi p. 3848 ec. Ovvero per qualche altra ragione come dal verbo no (di cui p. 3688), che dovette essere della terza, il perfetto novi per evitare la voce poco graziosa ni, che sarebbe stata il suo perfetto regolare, e che d’altronde concorreva colla particella ni: oltre che niun perfetto latino, se ben mi ricordo, è monosillabo, ancorché fatto da tema monosillabo: eccetto ii da eo, e da fuo fui, i quali furono monosillabi, e forse ancora lo sono talvolta presso i poeti latini del buon tempo ec., secondo il mio discorso altrove fatto della antica monosillabia di tali dittonghi ec. Da’ monosillabi do, sto ec. si fece il perfetto dissillabo per duplicazione: dedi, steti ec. Onde avrebbe da no potuto anche farsi neni. O forse il verbo da cui viene nosco, non fu no, ma noo (νοῶ), onde il perfetto  (3706) novi invece del regolare noi sarà stato fatto (come que’ della prima in avi per ai, della seconda in evi per ei, della quarta in ivi per ii) per evitare l’iato; il quale iato però non può essere che affatto accidentale ne’ perfetti di questa coniugazione. Vedi pag. 3756. Cosí per fui, regolare perfetto dell’antico fuo, verbo della terza, il qual perfetto anche oggidí si conserva, e solo esso, e tutto regolare, Ennio disse fuvi, non metri causa, come crede il Forcellini (in fuam), ma secondo me per evitare l’iato.1) L’evitazion del quale stette a cuore principalmente agli scrittori (come anche in altre lingue), e ad essi, cred’io, si deve attribuire l’esser passate in regola le desinenze avi ed evi (poi ui) della prima e seconda ne’ perfetti e lor dipendenze, ed in parte la desinenza ivi nella quarta, invece delle primitive ai, ei, ii. E quelle in avi, evi, ivi, secondo me, non furon proprie che della scrittura, o certo del

  1. Vedi p. 3885. Suo is ha sui, e non ha che questo. Abluo-diluo ec. lui. Veggasi la p. 3732. Assuo assui ec. e gli altri composti di suo.