Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/268

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(3884-3885) pensieri 263

talora dentro un anno. Questo prova bene che la naturale società ch’é tra gli animali non è causa di cose contrarie a natura per se medesima e necessariamente, ma per solo accidente, e il contrario circa la società umana. E si conferma che l’uomo è per natura molto men disposto a società che moltissimi altri animali ec. (14 novembre 1823).


*    Les Dames vous devront ce que la langue italienne devait au Tasse; cette langue d’ailleurs molle et dépourvue de force, prenait un air male et de l’énergie lorsqu’elle était maniée par cet habile poëte. Cosí scriveva il principe reale di Prussia, poi Federico II, alla marchesa du Châtelet, da Rémusberg agli 9 novembre 1738 (Oeuvres complettes de Frédéric II, Roi de Prusse; 1790, tome XVI, Lettres du Roi de Prusse et de la Marquise du Châtelet. Lettre Ve, p. 307). E noto queste parole perché si veda l’esattezza del giudizio degli stranieri sulla nostra letteratura, e la verità della material cognizione ch’essi ne hanno. Lascio quello che Federico dice in generale sulla nostra lingua, ma il particolare del Tasso, ch’é un fatto, e che poco si richiedeva a essere istruito come stesse, non è egli tutto il contrario del vero? Federico dice del Tasso quel ch’é vero di Dante, del quale il Tasso è tutto il contrario, anche piú dell’Ariosto, e quasi dello stesso Petrarca ec. Vedi p. 3900 (14 novembre 1823). Eccetto se Federico non considera o non intende di parlare del Tasso in comparazione del Metastasio, e piú se de’ frugoniani, degli arcadici, de’ nostri poeti e prosatori sia puristi sia barbaristi del  (3885) passato secolo, insomma di quelli che né scrissero né seppero l’italiano; nel qual caso il suo detto è certamente esente da ogni rimprovero e controversia (15 novembre 1823). Vedi p. 3949.


*   Alla p. 3706. Se però, come dubito, fuvi per fui non è un raddoppiamento dell’u, fatto per proprietà