Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
10 pensieri (3532-3533-3534)

o a fare una prova particolare di vero e perfetto coraggio (il quale può essere ed atto ed abito, e quello talora senza questo), si richiede da una parte conoscere pienamente tutta la vera qualità o la vera grandezza del pericolo, o esserne pienamente persuaso, vero o creduto ch’ei sia; dall’altra parte non mutarsi per tale cognizione ovvero opinione e per tal pericolo, non mutarsi, dico, in nessunissimo conto né nell’animo, né nell’esterno, ma conservare esattamente e veramente lo stato del momento prima, allegro o malinconico ch’ei fosse, e seguitare, quanto è materialmente possibile, le stesse operazioni ec. nello stesso modo, in quanto e come si sarebbero seguitate, se il pericolo o l’opinione  (3533) o la cognizione di esso non fosse sopravvenuta, insomma perseverare e conservarsi, o essere o divenir per ogni parte tale nel pericolo o nell’opinione o cognizione di esso, come appunto sarebbe avvenuto se tal pericolo, opinione o cognizione non fosse in alcun modo sopraggiunta (eccetto solamente quello che le circostanze d’esso pericolo impediscono materialmente di fare, o in qualunque modo, o per non accrescerlo, come se in una tempesta di mare lo strepito dell’onde m’impedisce di dormire; o se in una battaglia navale io a quell’ora in cui sarei certamente andato a passeggiare sulla coperta, me ne sto, non toccando a me il combattere, chiuso nella mia camera, per non espormi inutilmente alle palle). Tutto ciò dev’essere senz’alcuno sforzo, come è manifesto dagli stessi termini, perché altrimenti lo stato dell’individuo non sarebbe onninamente lo stesso, allora che prima, ma ben diverso. E dev’esser naturale e vero (che torna a dir lo stesso che senza sforzo), sí perché lo stato non sia cangiato, sí perché è proprio sovente del timore, come il muovere all’allegria ec., cosí ancora il portar l’individuo a fingersi  (3534) a se stesso indifferente, e nulla mutato né di fuori né di dentro da quel di prima; a perseverare con sembianza di tranquillità