Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/16

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(3534-3535) pensieri 11

nelle stesse azioni, nello stesso stato, e fino nella malinconia, o nell’apparenza esteriore di essa, nella taciturnità ed in altre condizioni spesso occasionate dal timore, se in queste egli si trovava prima del pericolo. Ciò per farsi coraggio, per persuadersi che non vi sia che temere ec., né piú né meno che chi dimostra allegria ec. Questa indifferenza o dimostrazione d’indifferenza, lungi da essere effetto o segno di coraggio, lo è anzi di timore. Forse la similitudine può parer vile, ma io non trovo piú naturale immagine di un uomo veramente e perfettamente coraggioso nell’ora del pericolo, di quella che Pirrone navigando mostrò a’ suoi compagni spaventati nel tempo di una burrasca; e ciò fu un porco che in un cantone della nave attendea tranquillamente a mangiar le sue ghiande, mostrando bene all’esterno che anche il suo stato interiore si era appunto tale quale se la burrasca non fosse stata. Ma una gran differenza che v’ha tra questa similitudine e il nostro caso, si è che quell’animale  (3535) non conosceva punto il suo pericolo, doveché l’uomo coraggioso dee pienamente comprenderlo e giustissimamente stimarlo senza però curarsene piú di quanto facesse quell’animale.

Un coraggio perfettamente corrispondente a quella idea che fin qui s’è descritta, com’è il solo che possa chiamarsi perfetto, anzi vero, cosí anche, senza fallo, è rarissimo, e forse in verità non se ne trova né trovò mai nessun esempio reale fra gli uomini, che fosse con tutte le debite circostanze ec. da noi supposte ec. Onde si rileva che il vero coraggio tra gli uomini (e gli altri animali non ne sono capaci) o non esiste, come però si crede, o è di grandissima lunga piú raro che non è creduto.

Quando poi si tratti di pericolo dove l’uomo ha qualcosa a fare per ischivarlo, per impedirlo o per mandarlo a vuoto, per tornarlo in bene, come il nocchiero e i marinai nella tempesta, il capitano e i sol-