Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3535

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[p. 11 modifica] non conosceva punto il suo pericolo, doveché l’uomo coraggioso dee pienamente comprenderlo e giustissimamente stimarlo senza però curarsene piú di quanto facesse quell’animale.


     Un coraggio perfettamente corrispondente a quella idea che fin qui s’è descritta, com’è il solo che possa chiamarsi perfetto, anzi vero, cosí anche, senza fallo, è rarissimo, e forse in verità non se ne trova né trovò mai nessun esempio reale fra gli uomini, che fosse con tutte le debite circostanze ec. da noi supposte ec. Onde si rileva che il vero coraggio tra gli uomini (e gli altri animali non ne sono capaci) o non esiste, come però si crede, o è di grandissima lunga piú raro che non è creduto.

Quando poi si tratti di pericolo dove l’uomo ha qualcosa a fare per ischivarlo, per impedirlo o per mandarlo a vuoto, per tornarlo in bene, come il nocchiero e i marinai nella tempesta, il capitano e i soldati [p. 12 modifica]nella battaglia; allora la indifferenza esteriore e l’operar non altrimenti che se il pericolo non fosse, non è debito del coraggio, anzi all’opposto; ma è bensí debito del coraggio la perfettissima calma interiore, la quale lasci le facoltà dell’anima pienamente