Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/203

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198 pensieri (3812-3813)

certe dimostrazioni o congetture critiche, ben però filosoficamente argomentare la piú remota unicità dell’origine sí de’ secondi popoli rispetto ai primi, sí di tutti i popoli insieme. Alcuni popoli si diramarono e divisero in tempi a noi piú prossimi o di cui ci restano piú monumenti e piú noti. Questi popoli son tenuti generalmente per conformi di origine. Altri in tempi piú remoti e di cui ci restano meno o men noti monumenti, furon tutt’uno. Questi non son tenuti per conformi di origine se non da’ piú dotti. Cosí salendo, si argomenta che anche  (3813) dove l’unicità dell’origine non può (almen finora) per niun modo apparire, ella non è per tanto men vera, benché non apparisca, o per maggior lontananza de’ tempi, o per mancanza o scarsezza o oscurità o poca cognitezza di monumenti ec. Il filosofo da’ particolari inferisce i generali, da’ simili i simili, dal noto l’ignoto, e se neppure il critico, molto meno il filosofo ha bisogno di mostrar co’ fatti ogni particolare, ovvero ogni generale con fatti generali o con tutti i particolari che cadono sotto quel tal generale ec., ma spesso e bene dimostra co’ particolari il generale, e non con tutti i particolari, ma con alcuno, e i particolari con altri particolari o col generale ec. (31 ottobre 1823).


*    L’amor della vita, il piacere delle sensazioni vive, dell’aspetto della vita ec., delle quali cose altrove, è ben consentaneo negli animali. La natura è vita. Ella è esistenza. Ella stessa ama la vita, e procura in tutti i modi la vita, e tende in ogni sua operazione alla vita. Perciocch’ella esiste e vive. Se la natura fosse morte, ella non sarebbe. Esser, morte, son termini contraddittorii. S’ella tendesse in alcun modo alla morte, se in alcun modo la procurasse, ella tenderebbe e procurerebbe contro se stessa. S’ella non procurasse la vita con ogni sua forza possibile, s’ella non amasse la vita quanto piú si può amare, e se la