Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3813

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[p. 198 modifica] dove l’unicità dell’origine non può (almen finora) per niun modo apparire, ella non è per tanto men vera, benché non apparisca, o per maggior lontananza de’ tempi, o per mancanza o scarsezza o oscurità o poca cognitezza di monumenti ec. Il filosofo da’ particolari inferisce i generali, da’ simili i simili, dal noto l’ignoto, e se neppure il critico, molto meno il filosofo ha bisogno di mostrar co’ fatti ogni particolare, ovvero ogni generale con fatti generali o con tutti i particolari che cadono sotto quel tal generale ec., ma spesso e bene dimostra co’ particolari il generale, e non con tutti i particolari, ma con alcuno, e i particolari con altri particolari o col generale ec. (31 ottobre 1823).


*    L’amor della vita, il piacere delle sensazioni vive, dell’aspetto della vita ec., delle quali cose altrove, è ben consentaneo negli animali. La natura è vita. Ella è esistenza. Ella stessa ama la vita, e procura in tutti i modi la vita, e tende in ogni sua operazione alla vita. Perciocch’ella esiste e vive. Se la natura fosse morte, ella non sarebbe. Esser, morte, son termini contraddittorii. S’ella tendesse in alcun modo alla morte, se in alcun modo la procurasse, ella tenderebbe e procurerebbe contro se stessa. S’ella non procurasse la vita con ogni sua forza possibile, s’ella non amasse la vita quanto piú si può amare, e se la [p. 199 modifica]vita non fosse tanto piú cara alla natura, quanto maggiore e piú intensa e in maggior grado, la natura non amerebbe se stessa (vedi la pagina 3785, principio), non procurerebbe se stessa o il proprio bene, o non si amerebbe quanto piú può (cosa impossibile), né amerebbe il suo maggior