Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/278

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(3895-3896) pensieri 273

onde in audisti audistis ec. l’i radicale non sarebbe perduto, ma sola la sillaba interposta vi (20 novembre 1823). (3896)


*    D’emblée viene evidentemente dal greco ἐμβάλλω. Grecismi del volgare italiano vedine appo il Vettori, Commentar. in Aristot. Polit., l. VII, fine, Florent., 1576, p. 646, fine -647, principio. Il luogo di Aristotile quivi citato è ib., p. 641, fine (21 novembre 1823).


*    Diminutivi positivati: pocillator da pocillum, invece di dir poculator da poculum, ma collo stesso senso, cioè di οἰνοχόος (21 novembre 1823). Gemellus coi derivati, diminutivo di geminus, come pagella di pagina. Gemello, iumeau, vedi gli spagnuoli femelle da femella per femina, femme passato in francese al semplice significato di donna. Cosí favellare da fabella, invece e nel senso di fabulare da fabula, del che vedi la p. 3844 (21 novembre 1823).


*    Monosillabi latini. Vedi Forcellini in Leo es (21 novembre 1823).


*    Alla p. 3894, margine. La ragione di cui l’uomo solo è provveduto (ossia quel grado di facoltà intellettuale che si chiama ragione, ed a cui il solo intelletto dell’uomo arriva e può arrivare), come per mille parti è utile, per mille necessaria alla società, ed origine e cagione effettiva di essa, cosí per mille altre parti (come, per esempio, per la superstizione, la qual non sarebbe senza il grado di facoltà mentale che noi abbiamo, e che le bestie non hanno, e per cento mila altri effetti) è di sua natura nocevole e anche direttamente contraria alla società degli uomini, e al lor ben essere e lor perfezione nello stato sociale ec. ec. Parlo qui di quella facoltà di ragione che l’uomo ha per natura, anche nello stato primitivo,