Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/308

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(3928-3929) pensieri 303

esistenza, per gli stessi principii per cui le ripugna essenzialmente il suicidio. Perocchè, come ciascuno individuo, cosí ciascuna specie presa insieme è incaricata dalla natura  (3929) di procurare in tutti i modi possibili la sua conservazione, e tende naturalmente sopra ogni cosa alla sua conservazione e felicità: quanto piú di non procurare ed operare essa stessa, per quanto, si può dire, è in lei, la sua distruzione! E questa legge è necessaria e consentanea per se stessa, e implicherebbe contraddizione ch’ella non fosse ec., come altrove circa l’amor proprio ec. degl’individui. L’individuo, per esempio l’uomo, in quanto individuo, odia gli altri membri della sua specie, in quanto uomo gli ama ed ama la specie umana. Quindi quella tendenza verso i suoi simili piú che verso alcun’altra creatura sotto certi rispetti, e nel tempo stesso quell’odio verso i suoi simili, maggiore sotto certi rispetti che verso alcun’altra creatura, i quali non men l’uno che l’altra, e ambedue insieme, in tanti modi, con sí vari effetti e in sí diverse sembianze si manifestano ne’ viventi, e massime nell’uomo, che di tutti è il piú vivente (p. 3921-7). E come il secondo, ch’é non men necessario e naturale della prima, nuoce per sua natura e alla conservazione e alla felicità della specie, e d’altra parte questo è direttamente contrario alla natura particolare e universale, e la specie presa insieme dee tendere e servir sempre (regolarmente) alla sua conservazione e felicità, non restava alla natura altro modo che il porre i viventi verso i loro simili in tale stato che la inclinazione degli uni verso gli altri operasse e fosse, l’odio verso i medesimi non operasse, non si sviluppasse, non avesse effetto, non venisse a nascere, e propriamente, quanto all’atto non fosse, ma solo in potenza, come tanti altri mali, che essendo sempre, o secondo natura, solamente in potenza, la natura non ne ha colpa nessuna. Questo stato non poteva esser