Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/314

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(3935-3936) pensieri 309

zione dell’uomo e di qualsivoglia cosa, e che tutto insomma per natura è materiale, e che la materia sempre vince, e che quindi essi cosí civili e spiritualizzati sono corrottissimi, perché nello stesso loro ragionamento con cui vogliono difendere questo loro stato, e che loro è inspirato da questo, dànno la preferenza alla materia e non vogliono ragionare che materialmente.

Tout homme qui pense est un animal dépravé. Dunque l’uomo e la società civile lo è piú che mai, e tanto piú quanto piú civile, non essendo quasi altro che spirito ed essere pensante, o adunanza di tali esseri.

Tutto questo discorso conviene colle osservazioni e prove che in mille di questi miei pensieri si sono fatte sopra la snaturatezza e infelicità vera dell’uomo corrispondente in proporzione alla sua maggior civiltà. Del che vedi in particolare il pensiero seguente, e quello a cui esso si riporta, come per natura sua, la civiltà sia supremamente contraria alla natura sí dell’uomo sí universale, e causa d’infelicità somma piú che non è lo stato selvaggio, per una conseguenza della teoria e delle leggi universali di tutte le cose  (3936) e dell’esistenza (28 novembre 1823).


*    Alla p. 3927. Non è difficile il concepire le per altro grandissime e moltiplici conseguenze che scaturiscono da’ suesposti principii, in ordine al dimostrare che la civiltà, la quale per sua natura rende l’uomo, per cosí dire, tutto spirito (pag. 3910, seguenti), ed accresce per conseguenza infinitamente la vita propriamente detta e l’amor proprio, accresce anche sommamente per sua natura l’infelicità dell’uomo e della società. E similmente in mille modi trasportando l’azione dalla materia allo spirito, l’attività, l’energia ec. e, mettendo mille ostacoli all’attuale