Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/341

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
336 pensieri (3964-3965)

clesiastiche, liturgie ec. (o conservati ancora per questi mezzi, ma non per l’uso della favella ordinaria ec.). La stessa distinzione bisogna fare circa le forme delle parole ec., atteso massimamente che le ortografie moderne sono state da principio ed anche in seguito lungo tempo modellate sul latino, peccarono assai e lungamente per latinismo che nella rispettiva lingua parlata non si trovava, furono inesattissime ec. di tutte le quali cose ho detto in piú luoghi (9 decembre, Vigilia della Venuta, 1823).


*    Parlo altrove de’ dialetti d’Omero. Posto che il dialetto Ionico non fosse il comune o il piú comune, e perciò prescelto, l’avere Omero scritto in un dialetto piuttosto che nella lingua comune, non prova altro se non che questa a’ suoi tempi non v’era: e il non esservi, prova che non v'era ancora letteratura greca formata, perché né questa poteva esservi senza quella, e la mancanza di lingua comune è segno certo ed effetto non d’altro che della mancanza di letteratura nazionale o della sua infanzia, poca diffusione ec. Similmente dico di Erodoto1 e degli altri che ne’ piú antichi tempi scrissero ne’ dialetti loro nativi e non in lingua comune. Del resto, se Omero usò e mescolò anche altri dialetti piú di quello che poi fosse fatto dagli altri scrittori greci, anche poeti, prevalendo però in lui l’ionico; il simile fece Dante che  (3965) usò e mescolò i dialetti d’Italia molto piú che poi gli altri, anche poeti, e a lui vicini, non fecero, e che oggi niuno farebbe, perché v’é lingua comune, e questa certa e formata e determinata, e tutto ciò principalmente a causa della letteratura. Se poi alcuni, come Empedocle e Ippocrate, non essendo ioni ec.,2 scris-

  1. Democrito ec. Ctesia è piú moderno, ma forse anteriore al pieno della letteratura ateniese ec. Vedi p. 3982.
  2. Vedi p. 3982.