Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/358

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(3981-3982) pensieri 353

modo di guardare al latino, con cui non hanno che fare, le loro lingue, massime il tedesco, o certo di guardarvi meno, e quindi minor cagione d’allontanarsi dalla pronunzia e dalla forma reale delle voci proprie della loro lingua, e d’uscire dei termini e vera proprietà di questa ec. (14 decembre 1823). (3982)


*   Alla p. 3964. Anacreonte ionico scrisse nell’ionico, mescolato però, secondo il comun modo di dire degli eruditi, e temperato cogli altri dialetti (massime il dorico), al modo di Omero. Vedi il Fabricio e la prefazione ad Anacreonte del De Rogati ec. (14 decembre 1823). Vedi pag. seg.


*    Alla p. 3965. I posteriori poi (com’Abideno, Arriano nell’Indica, Teocrito ec.), benché già nato e stabilito e formato il dialetto comune e la letteratura nazionale, e prevaluto eziandio l’attico, scrissero negli altri dialetti particolari nativi loro o alieni, perché nobilitati da autori di grido che gli avevano usati quando ancor non v’era dialetto comune, o non ben formato né fermamente applicato e aggiustato adequatamente alla letteratura. Il qual mal vezzo non ha avuto luogo in Italia, se non se in qualche scrittorello non mai divenuto (come Teocrito ec.) nazionale, e di poco giudizio; perché buoni scrittori non si son dati a scrivere in altra lingua che nella comune, e ciò a causa che i dialetti particolari non avevano avuta la sorte di esser nobilitati da veruno insigne scrittore (benché molti scrittori avessero) prima della formazione ec. del linguaggio comune e della letteratura (del resto non pare che opere gravi scritte in dialetti particolari, fuorché nell’attico, dopo la esistenza ec. del comune, avessero gran fortuna né fama né pure in Grecia, né che veramente grandi o insigni ne fossero mai gli autori. Luciano de scribenda historia, si