Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/460

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(4077-4078) pensieri 455

l’altro dall’adulazione, non doveva essere al tutto senza qualche effetto di persuasione in qualche parte del popolo, dimostra quanto poca distanza e diversità di natura ponessero gli antichi fra il divino e l’umano, senza di che non sarebbe stato possibile che una tale assurdità fosse pur venuta loro nella mente. Certo né anche a’ piú barbari, ignoranti e superstiziosi tempi del cristianesimo, niuno pensò né avrebbe potuto pensare o di far credere ad alcuno o solamente di dire per adulazione o per altro qualunque motivo che una persona non solo contemporanea, non solo viva, ma morta ed antica e famosa pure per santità e per qualsivoglia virtú o dignità, potenza ed opere vere o credute, fosse stato trasformato o dovesse trasformarsi, non dirò nella natura divina, ma neanche nell’angelica. E qual cristiano avrebbe osato fare sopra qualsivoglia principe cristiano o no, fosse stato anche molto piú grande e formidabile e piú despotico di Augusto, ed esso molto piú adulatore e piú vile di tutti gli uomini di quel secolo, un distico simile a quello attribuito a Virgilio: Nocte pluit tota ec.? Qual principe cristiano sarebbesi fatto rappresentare cogli attributi non dirò dell’Eterno Padre o del Figliuolo, ma d’un Angelo o di un Apostolo, come gl’imperatori, i loro parenti, i loro favoriti, si facevano scolpire, dipingere ec., o erano dipinti e scolpiti per adulazione, non pur dopo morte, ma in vita, cogli attributi e sotto la forma di Ercole, (anche una donna è nel Museo Vaticano rappresentata in istatua sotto questa forma, cioè con clava, pelle di leone ec.), di Venere, di Mercurio e simili. Lascio i templi, gl’idoli ed altari eretti a’ viventi appo i Romani, con culto, sacrifizi e onori regolari e giornalieri al tutto divini, con flamine apposta  (4078) destinato al particolar culto di quella divinità ancor vivente (flamen augustalis ec.), le pene decretate ed eseguite contro i bestemmiatori o violatori qualunque d’esse divinità morte o vive, come rei