Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/66

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(3610-3611-3612) pensieri 61

donna pur sí alta e sí degna e sí magnanima e sí bella e sí amante e tenera), e giudicasse che Didone avesse ottenuto il piacer suo, senza che quegli avesse conceduto. E chi potesse cosí stimare seconderebbe il desiderio di Virgilio. Tanto egli ebbe a schivo di far comparire nel suo Eroe un errore, una debolezza, laddove non v’è cosa piú amabile che la debolezza nella forza, né cosa meno amabile che un carattere e una persona senza debolezza veruna. E tanto egli giudicò che dovesse nuocere  (3611) appo i lettori alla stima non solo, ma all’interesse pel suo Eroe (che mal ei confuse colla stima), il concepirlo e il vederlo capace di passione, capace di amore, tenero, sensibile, di cuore. Come se potesse interessare il cuore chi non mostra, o dissimula a tutto potere, di averlo, o di averlo capace della piú dolce, piú cara, piú umana, piú potente, piú universale delle passioni, che si fa pur luogo in chiunque ha cuore, e maggiormente in chi l’ha piú magnanimo, e similmente ancora ne’ piú gagliardi ed esercitati di corpo, e ne’ piú guerrieri (vedi Aristotele, Polit., t. II, ed. Flor., 1576, p. 142); e che sovente rende ancora amabili chi la prova, eziandio agl’indifferenti, al contrario di quel che fanno molte altre passioni per se stesse. Il giudizio del Tasso, rispetto a Rinaldo, fu in questa parte migliore assai di quel di Virgilio. Egli non si fece coscienza di mostrare Rinaldo soggetto alle passioni, alle debolezze e agli errori umani e giovanili. Egli non dissimula i suoi amori descrivendo quelli di Armida per lui, ma si ferma e si compiace in descrivergli anch’essi direttamente. Egli non ha neppure riguardo di farlo  (3612) assolutamente reo di un grave, benché perdonabile misfatto cagionato da una passione propria e degna dell’uomo, e quasi richiesta al giovane, e piú al giovane d’animo nobile, e pronto di cuore e di mano, dico dall’ira mossa dalle contumelie. Passione che, massime colle dette circostanze, suol essere amabilis-