Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/65

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60 pensieri (3608-3609-3610)

troppa ragionevolezza, troppa rettitudine, troppo equilibrio e tranquillità d’animo, troppa placidezza, troppa benignità, troppa bontà. Virgilio descrive divinamente l’amor di Didone per lui: da questo, e quasi da questo solo, ci accorgiamo ch’egli è ancor giovane e bello; e sebben questo in lui non ripugna alla  (3609) natura e al verisimile naturale, come in Ulisse, pur tanta è la serietà dell’idea che Virgilio ci fa concepir del suo Eroe, che la gioventú e la bellezza ci paiono in lui fuor di luogo, e quasi ci giungono nuove e ci fanno meraviglia (la meraviglia poetica non dev’esser certo di questo genere), e quasi non ce ne persuadiamo, benché sieno naturalissime; o per lo meno vi passiamo sopra, senza valutarle, senza fermarci il pensiero, senza formarne l’immagine, senza considerarli come pregi notabili di Enea, perché Virgilio avrebbe creduto quasi far torto al suo eroe ed a se stesso s’egli ce gli avesse rappresentati come pregi veramente importanti e degni di considerazione, e notabili in lui fra le altre doti. E cosí, mentre Virgilio si ferma e si compiace in descrivere la passion di Didone e i suoi vari accidenti, progressi, andamenti ed effetti: dà bene ad intendere ch’ella non era senza corrispondenza, e nella grotta, come ognun sa quel che Didone patisse, cosí niun si può nascondere quello ch’Enea facesse; ma Virgilio a riguardo d’Enea e della sua passione  (3610) parla cosí coperto, anzi dissimulato (dico della passione, e non di ciò che ne segue d’inonesto a descrivere, nel che giustamente egli è copertissimo, anche rispetto a Didone), anzi serba quasi un cosí alto silenzio, che e’ non mostra essa passione se non indirettamente e per accidente, e in quanto ella si congettura e si lascia supporre per necessità da quel ch’ei narra di Didone, e sempre volgendosi alla sola Didone. E par che volentieri, se si fosse potuto, egli avrebbe fatto che il lettore non istimasse Enea per niun modo tocco dalla passion dell’amore (di