Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/90

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(3647-3648-3649) pensieri 85

cagioni che lo avranno prodotto come o fulmini o vulcani o tali fenomeni ec., sí per gli effetti che n’avranno veduto fuor di se, come incendi e struggimenti d’arbori, di selve ec., morti e consunzioni e incenerimenti d’animali o d’altri uomini ec. ec.; stante, dico, tutto questo, come avranno potuto vivere tanti uomini, o sempre, o fino a un certo tempo, senza il necessario alla vita loro? Secondariamente, chiunque non consideri il genere umano per piú che per una specie di animali, superiore bensí all’altre, ma una finalmente di esse; chiunque si contenti e si degni di tener l’uomo, non per il solo essere, ma per uno degli esseri di questa terra, diverso dagli altri di specie, ma non di genere né totalmente né formante un ordine e una natura a parte, ma compreso nell’ordine e nella natura di tutti gli altri esseri sí della terra, sí di questo mondo  (3648) e partecipante delle qualità ec. degli altri, come gli altri delle sue, e in parte conforme in parte diverso dagli altri esseri, e fornito di qualità, parte comuni parte proprie, come sono tutti gli altri esseri di questo mondo, ed insomma avente piena e vera proporzione cogli altri esseri, e non posto fuori d’ogni proporzione e gradazione e rispetto e attinenza e convenienza e affinità ec. verso gli altri; chiunque non crederà che tutto il mondo o tutta la terra e ciascuna parte di loro sian fatte unicamente ed espressamente per l’uomo, e che sia inutile e indegna della natura qualunque cosa, qualunque creatura, qualunque parte o della terra o del mondo non servisse o non potesse né dovesse servire all’uomo, né avesse per fine il suo servigio; chiunque cosí la pensi, risponderà facilmente alla soprascritta obbiezione. S’egli v’ha, come certo v’avrà, una specie di pianta, che rispetto al genere de’ vegetabili ed alla propria natura loro generale, sia di tutti i vegetabili il piú perfetto, e sia la sommità del genere vegetale, come lo è l’uomo dell’animale, non per questo  (3649) se-