Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/162

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(4224-4225) pensieri 157


μού, Αὕτως, (così, come si sia, είκή) δ'έζωον χαλεπή δ'απέκειτο θάλασσα, Καί βίον ούπω νἦες απόπροθεν ηγίνεσκον, κ. τ. λ. E v. 179. Ουδ’ ἄρα Κηφῆος μογερὸν γένος ‘Ιασίδαο Αὕτως (ridondante) ἄῤῥητον (taciuto, oscuro, ignoto ec.) κατακείσεται. ἀλλ’ἄρα καὶ τῶν Οὐρανὸν εἰς ὄνομ’ ἦλθεν, ἐπεὶ Διὸς ἐγγύθεν ἦσαν. E così altrove più volte nello stesso poema usa l’avverbio αὕτως. E cosí ancora altri poeti; e prima di tutti probabilmente Omero. Vedi l’indice delle parole omeriche.


*    Alla p. 4210, linea 1. Questa inclinazione e quest’uso di applicare a luoghi e persone ben note e prossime i racconti (veri o finti) appartenenti a persone e luoghi lontani, ed anche di rimodernarli, cioè applicar de’ racconti vecchi, e talora vecchissimi, a tempi e persone moderne, ha mille esempi, che si possono notare anche giornalmente: ed io ho udito in città d’Italia, molto tra se distanti, raccontare varie novellette, varie pretese origini di proverbi, varie goffaggini insigni ec. come accadute nominatamente ad una tal persona di quella tal città; e cosí in ciascuna città; e per tutto la stessa novelletta con nome diverso; e molte di tali novellette io le aveva già sin dalla puerizia sentite raccontare nella mia patria e da’ miei, sotto i nomi di persone della mia città stessa o della provincia: ed alcune ne ho anche trovate negli antichi novellieri italiani, sotto altri nomi, le quali ora si raccontano come di poco tempo addietro, e di persone conosciute dagli stessi che le raccontano, o da quelli da cui essi le hanno udite (Bologna, 23 ottobre 1826). Altra conformità degli antichi coi moderni, poiché anche gli antichi ebbero lo stesso vezzo, come si è veduto.  (4225)


*   Alla p. 4202. Spesse volte in occasioni di gran travaglio e afflizione d’animo, io mi sono consolato cosí. Ho dimandato a me stesso: Certo questa è una