Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/163

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
158 pensieri (4225-4226)

sventura grande: ma posso io non affliggermi di questa cosa? L’esperienza mia propria, di piú altre volte, mi obbligava a risponder di sí, che io poteva: ma il non affliggersene sarebbe cosa irragionevole: la sventura è grande e vera. - Lasciamo star che sia vera: ma affliggendomene la posso io dissipare o scemare? - Nulla. - Non affliggendomene, crescerà ella punto, o me ne verrà punto di danno? - Punto. - Dunque come sarà irragionevole il non affliggermene? E se questo è ragionevole, se mi è utilissimo (il che è manifesto), se io lo posso, perché non lo vorrò? - Vi giuro che questo discorso era efficace; che la mia volontà si determinava secondo esso, ed otteneva il suo effetto; e che io mi consolava e non pativa (Bologna, domenica, 29 ottobre 1826).


*    Alla p. 4211. Nicias, de Lapidibus, ap. Stob., sermone 98: περί νόσου, dice di una certa pietra della Tracia: ποιεῖ δ’ ἄριστα πρôς ἀμβλυωπίαν fa benissimo. Callisthenes Sybarita, libro XIII rerum Galaticarum, ib. ευρίσκεται δ’ἐν τῇ κεφαλῇ αὐτοῦ (di un certo pesce) λίθος, χόνδρῳ παρόμοιος άλὸς (grumo salis), ὃς κάλλιστα ποιεῖ πρὸς τεταρταίας νόσους (ad quartanas. Gesner). Archelaus, lib. I, de fluviis, ib. γεννᾶται δ’ὲν αὐτῷ (in un fiume dell’Etolia) βοτάνη ζάρισα προσαγορευομένη, λόγχῃ παρόμοιος ποιοῦσα πρὸς ὰμβλυωπίας ἄριστα. Ctesias Cnidius, lib. II, de Montibus, ib. γεννᾶται δ’ ἐν αὐτῷ (in un monte della Misia) λίθος ἀντίπαθὴς προσονομαζόμενος, ὃς κάλλιστα ποιεῖ πρὸς ἀλφοὑς (vitiligines) καὶ λέπρας. Clitophon Rhodius, lib.1, Indicorum, ib., dice di un’erba dell’India: ποιεῖ δ’ ἄριστα πρὸς ἰκτέρους (ad morbum regium). (Bologna, 30 ottobre 1826).


*    Alla p. 4210, lin. 1. Timica, donna Pitagorica, fatta tormentare da Dionigi tiranno di Siracusa, perché rivelasse i secreti o misteri della  (4226) sua setta, si tagliò co’ denti la lingua, e la sputò in faccia al